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Silenzi andati a male.

Se le potessimo riascoltare tutte insieme, a distanza di tempo, le cose non dette per paura ed orgoglio, impareremmo a non tacere a sproposito.

Per nostra sfortuna però vanno perse, vanno a male le frasi taciute. 

Passano i mesi e gli anni e ce li dimentichiamo quei concetti, loro, i progetti che difendevano, le storie di cui avrebbero, forse, cambiato addirittura il destino. E intendo le cose belle taciute, quelle omesse per imbarazzo e un pudore dei sentimenti che gestivamo male, ma anche i dissensi, le frasi dure e crude, le uniche che a volte rimettono al loro posto chi esagera e ferisce, che sia sul lavoro, tra amici o conoscenti.

Dovremmo riascoltarle su una vecchia cassetta le cose non dette.

Impareremmo che quel “ci tengo più di quanto pensi”  avrebbe fatto la differenza, ma anche quel “vaf****ulo poco diplomatico e con un bel sorriso”.

Cominciamo da oggi, a non tacere a sproposito, ci sarà utile anche a distinguere quando è davvero il caso di dire la propria.

Annamaria Carelli
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